lunedì 28 maggio 2007
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nelle mie vene
il silenzio che mi fai
strappa le parole
ed urlo in me


racconterò le lacrime
alla penombra di questo cielo
virgole di cera sulle stelle
pioggia d'amaro sul cuore


chiudo gli occhi
sul disintegrarsi dei sogni
...cadono...
...castelli... 
carte di picche e cuori
rosso e nero
regina e re
nell'aria che si smuove
da un battito d'ali che non c'è


è così che taglierò i fili
all'aggancio sulla luna
la sua curva
nella penombra del cielo
parentesi oscura sulla pelle


tempeste di ghiaccio
spigoli negli occhi
aghi e sieri
sederò le mie memorie
nella penombra dell'illusione


e
nelle mie vene
scorrendo senza regole
tutto quello che non ho
s'insinua in me


ma
nelle mie vene
il silenzio che mi fai
ingoia il veleno
e muio in me



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venerdì 20 aprile 2007
42 commenti

E ti osservo.
E ti guardo.
Rido e mi scompiglio.
E' come guardare un film.
No che non esistono regole, che vuol dire convenzione? Un calcio al buio, mi siedo sullo schienale.
Sto al contrario, sì, perchè mi va e perchè la vita non è là sul palco amore.
No.
La vita è in platea, dove stai seduto tu.
Sul palco ballano maschere, sullo schermo c'è finzione... finzione che sorride dietro una pellicola che cattura la scenografia e l'aria di un ventilatore gigante a costruire il vento tra i capelli.
Il copione della vita qualcuno forse lo detta, qualcuno forse lo conosce e crede di leggercelo dalle mani. Il copione della vita l'ha scritto un re che non compare, un re che non mi ritrovo camminando per questi giorni. Sempre più arresa, sempre più debole la presa sul foglio dei riti. E cade nella sua leggerezza ma il suo rimbombo è forte. Musica d'organo. Ancora palco, sempre palco e vado convincendomene.
Ho percorso dei sentieri sulle alture della fede senza nulla in cambio, ma forse ho solo sprangato il cuore. Forse è solo che non è tempo, non vogliatemene.
Perchè... ho i miei perchè ed è ancora presto... per potermi pronunciare o anche solo pensare.
Uno sguardo al palco dove c'è chi recita anche nei sentimenti.
Mi volto. Con raccapriccio.
Non me l'aspettavo da lui e io la stringo di più.
Preferisco la folla, preferisco errare, preferisco soffrire. Preferisco attraversare questa strada spettinata, prendere spallate ed incrociare lo sguardo invadente anche di chi non vorrei. E lascio rimbalzare una monetina a chi non ha niente e do una mano a chi non riesce a remare controcorrente.
Resto al contrario. Non spengo l'audio, ascolto, tollero e amalgamo i pensieri a costruirmi la mia ragione.
Resto sul ponte ad osservare il fiume. Resto a metà tra le due sponde, ma solo per un pò. Perchè poi si decide, non si resta indifferenti.
Ma resto, che resto a guardarti perchè affascini.
Perchè questo lo sto pensando per farlo leggere a te, che non reggi il mio sguardo.
E ti osservo.
E mi sconvolgo.
E poi rido e me ne vado.
Troppi sogni, ma in realtà, dov'è che vado?



E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
-tiziano ferro-

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martedì 3 aprile 2007
42 commenti
spegni
questo assurdo fuoco
e sfiorami nell'aria
senti
come scorre il fiume
soffio di vita
osserva
il mistero della nebbia
ritirare la mia sagoma
prendimi
essenza di natura
vetro di pioggia
graffia
distruggi la paura
vendimi al nemico
mordi
le corde tra le mani
strisciami di cielo
desidera
l'emozione che va
sei fiore tra le dita
respira
lo sguardo che scruta
non ci basterà mai
stringi
non dare spazio al cuore
nel profumo dell'amore
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venerdì 23 marzo 2007
27 commenti
Osserva il labbiale...
perchè c'è tutto quello che non dirò quando per amore sfilerò queste lame.
Prima dei guantoni rossi.
Sfogati dunque, che qui serve freddezza senza tremore d'emozione.
Li indosso, pugni sotto al mento e poi sferro un colpo deciso nell'aria, sento il rumore mentre taglio il vuoto e rimangono fermi lì, i miei occhi scuri e decisi. Incazzati.
Poi le lame.
Fumerò prima qualche poesia, lì seduta sul balcone agli angoli dei tetti. Respirerò il vento freddo di questa Milano al suo terzo giorno di primavera. E avrò sere allungate per il giro dopo cena, ai lati della stazione con l'ipod che urla a random Vasco e Nannini.



"possiamo sempre... possiamo sempre scegliere,
possiamo sempre farci suore,
possiamo sempre far l'amore come comanda Dio!!!

...possiamo sempre...
chiedi!"
(nannini)



Osserva il labbiale...
quando per errore ti dirò massì lascia stare. Non avrò respiri ma sai com'è, la luna domani sfodererà un cielo nuovo di stelle, in cui perdersi nuovamente. E avrò per te lo spazio per ricordare quel che non c'è stato, quel che non ho potuto e quel che ho passato. E ti perderò lentamente nella mancanza dei quotidiani appuntamenti... mentre la mia schiena scivolerà nei lenzuoli di altre vite. Perchè sia un letto sicuro, un amore divino, un urlo in mezzo al mare quando l'onda capovolge il cuore. Perchè sia un porto saldo, un'ancora pesante, una vela presente.
Osserva il labbiale...
afferro le lame e ti sfioro il collo
non muoverti mentre sussurro qualcosa che non si può.




"GABRI...................come sei splendida
GABRI...................adesso smettila
LaLaLaLaLaLaLaLaLa........
Non t'ho insegnato io quello che stai facendo adesso da dio....
mi fai tremare il cuore.......mi fai smettere di respirare
domani sarà tardi....per rimpiangere la realtà....
È MEGLIO VIVERLA....
È MEGLIO VIVERLA...."
(vasco)




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martedì 13 marzo 2007
26 commenti
Abbassare gli occhi.
Arrendo il mio sguardo alla prepotenza delle emozioni.
Un calcio all'aria, un pugno al muro. Capelli sul viso e capo chino. Ferma così tradita dal mio cuore, lui che non deve battere, lui che aveva siglato un patto d'acciaio con la coscienza, prima o poi si darà all'incoscienza d'amare.
Ma dio, cos'è l'amore.
Ho perso tutti i fogli, è passato il vento dopo il treno in questo punto senza stazione, il punto della sua massima velocità. Sono passati cavalli e c'era una principessa lacrimante al finestrino... un Rhett a forma di Clark Gable stringe la sua Rossella ma lei cerca Ashley.
Chi cerca chi, l'amore dove sconfina.
Mi rivesto sul mondo una mattina così. Le calze ...piano, le calze. Il telefono suona il suo bellissimo nome. La sveglia racconta al soffitto che ora è. I miei occhi al soffitto, devo darmi una mossa, è già tardi.
E riordinare questi fogli... come si fa.
Canto debole di primavera, una valigia per partire da riempire di ricordi. Un viaggio che non so. Non mi avranno, non credo. Non credo e non prego se non a modo mio.
Danza dei ricordi, dicevi fossero ruvide le tue mani, non era vero. Mi perdevo nella musica del tuo palmo e ora... solo immagini vuote a perdere, quando tutto fugge poi non sai più come riconquistarlo.
Perchè io fuggo.
Quando qualcosa urla troppo.
Qualcuno m'insegni questo sentimento che mi terrorizza l'anima.
Forse solo un ballo, per incominciare con delicatezza e abbandonare la diffidenza scordandola tra passi mascherati.
All'amore che è (un) lento in questa vita rock.




E vorrei sentire
il grido del mare
nella tempesta
dei tuoi desideri

Francy






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venerdì 2 marzo 2007
31 commenti



STOPPARE qui SOPRA la musica E premere PLAY qui SOTTO per visulizzare il filmato







....C'è un tempo per cambiare

Amare e poi soffrire
E lentamente crescere........
da soli
(Facchinetti)





*Padri e figli coi propri sbagli*




Due parentesi di vita.
Si aprono le graffe, le quadre, le tonde.
Spiegavano.
Prima il per e il diviso, poi il più e il meno.
Spiegavano la matematica sulla lavagna ma noi giocavamo con i cancellini ad imbiancarci i pensieri di giorni spensierati.
E la matematica della vita risultava irrisolvibile. A casa i conti poi non quadravano. La cicca la dovevi sputare per davvero, lì c'era più potere su di te.
E così succede che il dopo urla ed il prima non ascolta. Lentamente poi il prima si trasforma in dopo ed urlerà al suo piccolo prima, in questo ciclo eterno del divenire.
Perchè la vita la vogliamo graffiare e non ci serve già spiegata.
Perchè la vita la vogliamo spiegare e vorremmo anche essere ascoltati.
Perchè certe scelte non vengono condivise.
Perchè anche il dopo può sbagliare nel sentirsi ancora un prima.
Perchè la vita a volte non sta in rima, volti la pagina e salta un numero. Volti la pagina e qualcuno non ha stampato. La rotativa ha dimenticato, forse si era inceppata, forse l'operaio stava scodinzolando con la segretaria alla macchina del caffè.
Così in queste parentesi c'è una tempesta di sentimenti constrastanti, pioggia di amore infinito e vento che sparge le parole. Voglia di capire che si stende in caratteri di dimensioni e stili differenti, una lettera ricalcata, ricami di una penna con lo stesso inchiostro. Perchè poi in controluce si sovrappone. Perchè poi ci si comprende col passare degli anni ma non c'è mai quella pausa di tempo in cui racchiudersi.
Il pentagramma è troppo pieno di note e la musica è bella. Le dita non si fermano mai. Perchè in fondo va suonata così.
Mi piace.
Sì.
Schiacciano bene. Forse non vinceranno la partita ma è divino osservare l'incontro delle parentesi graffe.
Espressione risolta?
Matita all'orecchio si passa alle equazioni.



*Ma l'impresa più speciale e di vivere normale*






....Lo sai che io non so aspettare
Ho troppi sogni da realizzare.....
(djFrancesco)







A proposito... splendida la PARANZA  , Cristicchi e i Pquadro



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lunedì 19 febbraio 2007
41 commenti
Un pò Nikita sul davanzale, oggi sono spettinata. Appoggio la tazza vestita solo di questo maglione due taglie più grande. E' bianco lo adoro, mi ci perdo come tra i pensieri che sorvolo, mentre lenta appoggio il gomito sul ginocchio della gamba destra. Termina in uno stivale impavido, contemplo e sfioro le sue punte sdrucite. L'altra gamba rivoluziona libertà e pende come dalla curva della luna a lambire gl'infiniti sogni... troppo alta questa finestra sul mondo perchè il tacco possa anche solo solleticare la realtà. Esprimiti fallo, mentre sto ad osservarti. Scompigliata così in questa poca luce che c'è. Raggi di luna son morbide ombre e la musica suona la bachata del mare.
La bachata che mi fa impazzire.
Non la seguo, diventa sottofondo, in questa smania d'osservarti. Ti osservo sì. Senza abbassare lo sguardo, dove luce non è.
Rido.
Affogo la mano tra i ricci e rido.
Un sorso di caffè perchè sei fumo. Io che ti prenderei per la cravatta a strozzarti di me.
Finisco il caffè e scendo.
Ho la luna sul cuscino, quella curva invitante non mi trattiene.
Mi affaccio ai sogni e allaccio le persiane. Chiudo i vetri e respiro aria viziata di desideri.



Troppa fantasia, dove finirò.







"che aspetti vattene sei così bella
fammi vedere come sai volare...
perchè io penso che hai sbagliato stella,
perchè io penso che hai sbagliato amore..."








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giovedì 8 febbraio 2007
44 commenti
Ho visto i corvi sulla montagna
le grandi pale catturare il vento,
ma cercavo te sui sentieri
non il lupo o l'agnello.
Ho visto le case rotte
la neve spezzata dal dolore,
ma cercavo te nella terra
non il frassino o l'olmo.

Ho visto due occhi, uno sbadiglio
tra rantolanti respiri del mondo,
ma cercavo te nello sguardo
non il sogno o l'istante.
Ho visto strade dai finestrini
la corsa dei colori farsi miscuglio,
ma cercavo te in quell'attimo
non la miscredenza o l'orgoglio

ho visto le tue labbra un giorno
spillare vino rosso sulla mia cucita
ho smesso di cercarti tra i vetri
non più favole o fogli
che di quella mia eterna sete ormai
nei grappoli di mani conche di vita
inebriato son già sazio e vinto
non più errante o vagabondo







di Hariseldom e Keishia


-grazie Pino, sei fantastico-
non perdetevi le sue meraviglie, in parte conservate qui





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