Luna di Cera ~palingenesi dell'Io~

venerdì 9 maggio 2008
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Ho dato il mio volto
all'astro che m'osserva
le notti tra i rami
che il tempo non spezza.


Ho messo i miei occhi
nei suoi crateri spenti
per ridestare il sonno
nelle lacune del tempo.


Per monti e vallate
hanno corso per mano
auree e bionde apparenze
dal fiato di vetro,


dAl FiAtO
dI vEtRo


se falci appostate
cercavano un filo
sui polsi scarni
fino agli acquiloni


▬* ▬
Erano le   f i g l i e   smarrite
dei miei  s o g n i  
interrati
▬* ▬


Poi tra crepe di luna,
in cave linee d'ombra,
ho riposto le lacrime
degl'incanti ghiacciati


ed ora mi rivesto,
nel grido di una marea,
con l'umido sorriso
di viole appese al sole.



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Alice nel paese dei balocchi

martedì 6 maggio 2008
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Cosa sarebbe successo se.
Vi siete mai posti questa domanda? Le mille strade che non sappiamo, le mille porte che non apriamo.
E se per esempio Alice, quel giorno, avesse sbagliato istante?
Se non ci fosse stato quel bianconiglio, di fretta, ad incuriosire i suoi pensieri?
Eppure Alice un giorno sarebbe caduta, lo stesso, in quel buco. Perchè il destino si sa, ha una mano sulla trottola. E' un bimbo sdentato e dispettoso, che si diverte, a vederci girare su un punto del suo mondo. E poi magari ci abbandona, la trottola si ferma, quando il ritmo si fa noia. Ed in quel punto la vita riprende fino a che poi non ci riprende lui, il destino, forse un pò cresciuto o forse solo un pò spettinato.



Così Alice sarebbe ugualmente caduta nel pozzo. E senza più il bianconiglio avrebbe cercato la sua porta. Una porta, tra le infinite, lungo il corridoio delle attese, delle ansie, dell'esasperazione. Avrebbe pianto davanti ad un tavolo, ma poi anche gioito, spalancato gli occhi e ancora avrebbe sorriso. Non si resta fermi nello sconforto, l'umore continua a cambiare l'abito nell'armadio degli specchi. Finchè indossa la felicità e senza indugio riprende a correre.
Alice senza chiave, Alice spaurita. Alice sotto il portone, Alice... nelle fiabe.
Era su una barca Alice, quando Carroll raccontò d'un fiato una piccola storia che prese il suo nome. Ancora adesso è davvero un incanto, Alice.
Un incanto ma poi il mondo a volte non ha varchi della stessa misura del suo cuore. Così a volte si fatica per entrare in un sogno troppo stretto, ma il muretto dell'uscita è basso. Lo si può scavalcare. Qualcuno con una mela dipinge una staccionata... non è poi così male la vita, anche se a volte è dura. E così a volte si fa in fretta, troppo in fretta a cadere in un'illusione senza fondo e senza vie, per ritornare là, dove non avresti voluto entrare. E capire che di tante strade, è nell'improbabile pancia di una balena, che poi ritrovi gli affetti più veri...
Perchè si cammina sempre e solo dove l'amore dirige, nulla si può, la nave in mezzo alla tempesta lotta per restare ancorata all'onda. Per poi cercarla più forte, una riva sicura.
Nel paese dei balocchi Alice, un giorno tra tanti può capitare... di sbagliare porta.




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mele bacate

sabato 19 aprile 2008
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Un metro per cintura
il grillo parlante
di una coscienza tarlata


bruchi nel cervello
i canoni estetici
che misurano corpi


~ come muri di cantiere ~


la mela perde la polpa
e tra i denti
un torsolo insapore.


Pensa se nulla
da quel ramo
avesse richiamato Eva


rotondità di forme
dal morbido succo
che disfano il paradiso


Dove saremmo
e chi saremmo... ora


ed è


favola amara
se poi muore biancaneve
masticando


la società



 


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La Mina Di Eva

venerdì 11 aprile 2008
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La Mina di Eva
 
 



S'era detto
del peccato originale
per un frutto di troppo,
 
poi disposero gli uomini
dietro le trincee
in gradi di valore

 
~ a darsi fuoco ~

 
e sotterrare
bombe di peccato
in avanzi di rancore.

 
A passi innocenti
e felicità ammanigliate
piccoli angeli esplodono

 
~ traditi da un gioco ~

 
S'era detto
"chiunque prega il divino
avrà il suo paradiso"

 
poi distrussero l'idolatria
sulla via della seta

 
e dei Buddha di Bamiyan
rimase l'eco delle preghiere,
nelle grotte e nei monasteri

 
~ foga senza scopo ~

 
S'era detto
che la maledizione di un Dio
non si curasse dell'uomo

 
eppure a volte
le mine non sanno imprimere
nel cielo inchiostri di morte

 
quando ancora un bambino,
bagnato di macerie,
coglie l'infingarda mela verde...
 






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lunedì 7 aprile 2008
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Inseguo la moltitudine
la sua intrinseca violenza
che mi resta sul palmo
come germoglio e poi fiore

gioco tra petali rotti
e steli di memorie arrese
sul grido che frena il vento
col fiato dell'aurora

Ed è vita
questo verde tremare
questa favola
di speronati lamenti

a braccia tese
sul filo di spine
che buca le vene
in sere di rame

Che nell’attesa
sogni a rendere evadono
con corde di sangue
dall’appeso cielo








 




Morfea77&keishia






grazie Antonella... è un immenso regalo per me... ti abbraccio







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allusioni d'autunno

giovedì 3 aprile 2008
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il volo leggero
dei petali verso est,


è mina d'inverno
che scrive il respiro
di un sole che non c'è,


è rossa speranza
in gocce di rugiada
che satura il cielo


{ e i fiori di domani }


quel tempo
che arriva dopo
un'era a ponente,


che contava le dita
nel lago delle ore.


Ho perso le impronte
sui miei profili
in un giro di lacrime


deserto e luna,


e poi la neve,
brina e neve
sulle foglie


{ e nei pensieri }


Perchè pioveva via
il colore dalle mani


sulle sbarre antiche
delle prigioni,
dei venti senza vetro,


a sud
dalla clessidra,
nei palmi di ruggine
e polsi di catene.


Ed ora questa brezza,
è danza di febbre
nel freddo del buio


{ e il sudore dei sensi }






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Nero di Seppia

giovedì 27 marzo 2008
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Non erano le mie mani
ma tempo inevaso
sotto un'altra vernice


il colpo che ha voltato
il mio sguardo
altrove nei sentieri,


poi quei sassi
sull'erta china
e guglie di strazio


in lingue di ghiaccio
rivendicavano
ancora il mio nome


e di palmi e spine,
di chiodi nei quadri
appesi alle ferite


-ho sfiatato il vento-


Non erano le mie mani
ma dita di pietra
a reggermi il mento,


con l'ira negli occhi
per arrivare all'angolo
dov'eri rimasto.


E' acrolito immobile
il volto di peltro
di un destino avverso


e mesta mi arrendo
al chiodo che mi serra
nei forzieri della mente,


non è campo di dune
ma guerra al tramonto
che espianta le radici


-di un amore nel cemento-





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Nero di Seppia

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Nero di Seppia

 
Non erano le mie mani
ma tempo inevaso
sotto un'altra vernice
 
il colpo che ha voltato
il mio sguardo
altrove nei sentieri,
 
poi quei sassi
sull'erta china
e guglie di strazio
 
in lingue di ghiaccio
rivendicavano
ancora il mio nome
 
e di palmi e spine,
di chiodi nei quadri
appesi alle ferite
 
-ho sfiatato il vento-
 
Non erano le mie mani
ma dita di pietra
a reggermi il mento,
 
con l'ira negli occhi
per arrivare all'angolo
dov'eri rimasto.
 
E' acrolito immobile
il volto di peltro
di un destino avverso
 
e mesta mi arrendo
al chiodo che mi serra
nei forzieri della mente,
 
non è campo di dune
ma guerra al tramonto
che espianta le radici
 
-di un amore nel cemento-
 
 
 
 27 marzo 2008
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