Certezze di Passaggio

lunedì 15 dicembre 2008
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Sembrava una nuvola
-di passaggio-
a piovere gocce zuccherate
sulle corde dell'anima

caleidoscopio di gemme
stagliate sui riflessi
di un nastro nel vento

il nostro canto
sul profilo di un sorriso
danza nella penombra estiva
di una luna senza veli

se cambiano le stagioni
nei tamburi dei suoni
scrigni di silenzi

restano intatti gli entusiasmi
nel cielo delle emozioni
a legare tra le stelle
queste notti in mezzo al cuore



-gemi**-




Keishia & Bluewhitedreams


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Qualcosa di me

sabato 6 dicembre 2008
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Un palco e poi un pò d'amarezza nel cuore. Ci sono tra di noi occhi, occhi chiusi dentro un altro mondo, nel nostro mondo. A scatola cinese, gli uni dentro gli altri e talvolta... non ci si comprende. Chi crea leggi, chi le distrugge. Chi nuota alla deriva senza più un tronco per galleggiare, anche se fa freddo, anche se il mare non tiene il peso, anche se il mare inchioda all'onda. Occhi che non cercano nulla, se non quella minima percezione dell'essenza dell'anima, la noce dentro al guscio, il battito del cuore, l'emozione che nasce e resta muta all'ombra, perchè nella corsa sul filo s'accascia all'estremità... e non sfocia.
Gesticolavano sul palco e poi leggevano testimonianze, mentre sulla sedia 18 i miei pensieri viaggiavano in prima. E sentivo e non potevo...
e sentivo
e non potevo.


«Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo» 

(Franco Basaglia, 1964)
 




Franco Basaglia è l'inizio di un rapporto con chi sta sotto quella conchiglia. Non più elettroshock, cinghie, aghi e sieri, ma un approccio umano, perchè è essere umano, chi dorme e sogna come noi... cambiando riga, cambiando pagina, dentro un altro solfeggio mentre perde la via e cerca di sè, con le mani dentro al buio.
Uno psichiatra che abbracciò le correnti inglesi del modello della "comunità terapeutica" di ispirazione fenomenologica ed esistenziale (Jaspers, Minkowski, Binswanger), senza pregiudizi terapeutici, ma più libertà nell'addentrarsi nei meandri psicologici e psicofisici della persona.


Tante parole come coltellate, fotografie di vita vissuta... cappotti appesi, scale, camicie di forza e braccia strette sotto le ascelle.
Angoli.
Ginocchia. Muri. Pavimento.
Fredde nudità... Questa la condizione di chi poi veniva da considerare una mente perduta.
Eppure non era così. Non è così.


Sensazioni, bombe a mano dentro me.


E poi il mio angioletto. Occhi celesti come il nonno, a mani in tasca taglia la scena e spacca il silenzio con una poesia. La luce lo segue fino al leggio, dove in un respiro musicale lancia parole ad effetto.


E' splendida Lori e sei grande tu, per tutto quello che sei, per tutto quello che fai.
Grazie di avermi reso partecipe a questo spettacolo/denuncia.


Ti voglio bene cugino/fratello... e lascio qui, tra questi miei pensieri, quella tua vera, grande POESIA.








Farò


e scriverò sull’acqua le mie poesie
per non lasciare traccia alcuna di me
per cancellarmi dalla memoria
per finire dimenticato


dopo un’esistenza sbiadita
passata nell’indifferenza
cadere nell’oblio
per non avere affermato il mio Io


e canterò nel vento le mie canzoni
che porterà lontano la mia voce
per non farla udire ad alcuno


e griderò controvento la mia disperazione
per far si che le parole
si soffochino nella gola
ancora prima di esprimere un lamento


e piangerò amaramente
nel silenzio di un angolo
dove nessuna carezza
potrà consolare le mie lacrime


e rigetterò ogni conforto
ogni parola amica
per vivere pienamente
ogni momento di dolore


e non farlo pesare ad anima alcuna
che amica sostiene
e nel dolore ti allevia


e piangerò sotto la pioggia
di modo che nessuno veda le mie lacrime
senza un ombrello, camminerò sconfitto
sotto lo scroscio fitto


e costruirò un muro
per nascondere i miei sentimenti
dove scriverò che ti amo


alzerò uno sguardo al cielo
nella notte stellata
dove vedrò il tuo volto
che dolce io amo







 

Scrivi, tu che lo sai fare... e non smettere di farlo mai.



Con l'affetto che sai,
Francy

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Sedici e Venti

mercoledì 3 dicembre 2008
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E c'era la neve
quel giorno
col manto di marmo
nel volto del gelo


a passi spenti
dentro il ricordo
dalle lacrime
a grani di cristallo


Gli angeli accanto
tagliavano le mie vene
e mi chiedevano
silenzi senza senso


Nell'avanzo dei respiri
svuotata dai tuoi occhi
annegavo per la strada
che hai costruito


TU


Dentro il mio inverno
dietro al cancello


alla soglia degli anni
di piombo e guerre


Dentro l'amore
senza tempo da salvare


in quel soffio d'aprile
di capelli da smuovere


Dentro i miei polmoni
di vita da vivere


tu


senza mai gabbiani
liberi sopra al mare


dentro le foto
nei sorrisi da bere


Ora
che ne sarà
di un altro Natale


a candele spente
inchiodate all'altare


con le mie parole
appese alle cerniere
per le mani che non ho


 



-ai miei occhi celesti-
per sempre
in me
con me
dentro me,


ciao nonno







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mercoledì 1 ottobre 2008
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Appoggio i pennelli.
Mi siedo sulla scala sporca di gesso e mi metto in ascolto. Dietro quelle parole. Un mondo, una musica che mi investe a raffiche di ricordi.
Ritornelli in questa vita.
Così mi vedo in quella sala, la brezza del mare, il suo respiro lento ed ondoso e dentro gli occhi... il mio sale.
Un proiettore e queste parole, ancora queste parole a sfiorarmi le guance e a trovare il mio sorriso un pò indeciso. In bilico sui pensieri, anche quella sera, altrove, in quell'abbraccio.
Come ti parlano certi momenti, come ti batte dentro quell'incoscienza che ruba un'emozione agli occhi. Che fugge chissà dove, dentro di te, a mani ferme sopra i tasti di un piano.
Una fotografia, su quel piano.
E così mi persi, in quell'istante esatto che mi ritrovai.
E quelle parole scorrevano veloci fino ad attraversare anche me, facendomi afferrare il senso di tutto, lasciando cadere le mie paure, come chiodi sul pavimento. Perchè è tutto da assaporare, vivere nelle pieghe dei contrasti, da sentire, come corde che vibrano sotto le dita... da osservare nel canto silenzioso della natura, in quel nulla povero che ti restituisce la grandezza di un niente sul confine del tutto... come da un carro di fieno sulla strada verso un tramonto d'inverno. Un salto tra due quadri, due stagioni diverse che si accostano in controluce.
Chiudo il barattolo, macchie sui palmi. Di grigio antracite, quelle parole.
Una strofa. Quella dei puntini sulle "i".
Ma fa ancora bellezza dentro, così penso perchè no.
Un video.
Perchè, oltre me, sia un pò parte di chi passa e va.



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Dov'era l'anima

lunedì 1 settembre 2008
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Dietro il portone la luna
chiudeva a chiave il cielo
e sussurava parole
per chi non c'era


e dov'era
~l'anima~

quella sera


nella catena sganciata
a pendolo sul vento
lenta sul pianto
sull'altalena di burro


La finestra spogliava il tempo
perchè una stanza ha dentro
un mondo che riversa
il respiro di un corpo


e mi chiedeva
~l'anima~


che non c'era


col vetro sotto il mento
e pezzi di pavimento
alla fine delle scale
degli anni rotti


a goccia negli occhi



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martedì 29 luglio 2008
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L'alfabeto io ti parlerò
e sarà solo di pelle
il tratto del silenzio
che con le dita seguirò


-Non Guardare Lontano-


con l'ombra negli occhi
che arretra sui pensieri,
per due stelle tra i passi
e labbra contro la voce


Appoggerò parole nuove 
sulla tua bocca nuda
nel respiro interrotto
dal bacio di una sera


Dammi fragilità
e pesi sul cuore
da sfiancare sordi
con avanzi di rumore


Dammi tramonti rotti
di fatica e pianto
per sorridere dentro
al tuo fremito stanco


E dammi ore di buio
mille giri di paure
e nebbie che svelino
un porto senza tempo


-C'è un volo accanto-


al nido dei gabbiani
dove a lampare spente
la luce prende fiato
nei coralli sul fondo


c'è sempre un grido
più forte del vento
ostaggio bianco
della libertà


d'inseguire un sogno





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Traguardi al confine

martedì 8 luglio 2008
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Straniero dimmi
dove hai nascosto il cielo?


tra i passi di ieri
lì, dove iniziarono
le corse nel grano?


eri già tu?
a tenermi la mano?


io...
sento i cori del vento
rompersi tra le dita
nei miei viaggi di luna
tra i solchi dell'ombra


lacci in vimini di rami
e aquiloni a fili tesi 
rigonfi di sere vuote
perse in angoli di mare


...Straniero


che rifletti la mia voce,
in specchi di pensieri
e pieghi il mio inverno
nei bagagli del tempo


Io So ChE Mi GuArDi


tra i ricalchi a sbalzo
delle mie vene di paure
con labbra di silenzio
ed aereoplani tra le mani


Ma ora dimmi...
dov'è finito anche il sole?


SpIrAgLi
dai ricordi increspati
mentr'io trattenevo
han perso luci che avevo


OCcHi SvEgLi
per cercare dov'eri
han confuso le stazioni
tra i cantieri di un sogno


Straniero...


tu sei forse il senso
sconosciuto del mio errare?


o l'errore di rifare,
nell'ora di tornare
ad amare il canto


dell'aria debole
sull'erba in controvento...







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Divieto di cielo

venerdì 4 luglio 2008
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Divieto di Cielo
 


No, non posso
ho mani contro il cielo
dentro un respiro
che scherma di fiato
il cristallo diafano
di un paradiso riposto
 
No, non posso
smarrirmi sul contorno
di punti e chele bianche
con la volta di quarzo
della libra di stelle
confusa e sbilanciata
 
C'è   u n    m o n d o
per ogni passo
dietro gli steccati
delle praterie perdute
che non siamo
 
C'è   l u c e  dagli occhi
che si posa sola
nei silenzi immensi
condannati agli angoli
di soffite sbarrate
come travi in gola
 
No, io non posso
staccare il sogno
dal suo verde ramo,
è fiore cleistogamo
e scosse d'autunno
per i tuoi risvegli
 
Come essere
fragile primavera
che vuole e non può
colorare quei fogli
avanzati all'inverno
 
Ed è proibita essenza,
drogata di manie
che delizia di piacere
la mia esistenza
 
 
24 gennaio 2008
 
 
 
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