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violentarsi |
keishia |
Incastri Sfalsati
Incastri
sfalsati
in questo ballo lento per dirti che non si può sviolinare contro vento giorni alterni come timide ombre a catturare le ore nel quadrante spezzato sono i sogni che non hai sul giro degl'ingranaggi nel momento torcente sfrigolano i denti e scavano col dito la mia terra che trema nell'attrito volvente sulla lenta curva delle mille lune cilindriche è l'usura nelle ruote elicoidali sull'asse sghembo che arrugginisce tutto questo tempo |
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C'è un ippopotamo rosa che sembra voglia dire, sembra voglia sapere, sembra voglia piangere, ma null'altro può che stare tra le sue mani...
I giocattoli hanno un forte potere di comunicazione. Mi capita spesso passeggiando di vederli nei giardini arrovesciati e sparsi qua è là. Ed è un grido silente d'infanzia, risate acute di bambini in sordina, che hanno svoltato l'angolo della cucina per piombare nel silenzio della nanna, quando il sole brucia l'erba e rimbalza sull'asfalto. Di quei bimbi che poco prima erano lì, ad osservare le nuvole tra i loro fantastici colori, spesso sul giallo, rosso e blu. E sull'erba, immobili, restano a riflettere il sole dietro i cancelli e a ricordarmi dei vecchi tempi, i miei freddi, l'umido dei marciapiedi all'ombra, le mie risate, lombrichi e stivali sotto la pioggia.
Le sue lunghe braccia, lei, con mani tremanti stringe l'ippopotamo.
I giocattoli assorbono il sapore dei bimbi ed il loro profumo. Ascoltano le loro lacrime e l'avversione per quel loro esser muti per dispetto, perchè i piccoli sperano di poterli fare parlare un giorno magari, così, d'improvviso.
L'ippopotamo in primo piano.
Quel naso giallo era tra le sue manine.
L'ippopotamo sorride e ha dei baffi disegnati, ma sotto c'è la sua foto.
Sì, c'è anche Madeleine a sorridere in un campo da tennis con un ciuffo negli occhi e le palline sotto al mento.Sorride a noi tutti che la stiamo guardando, lei, in un'altro tempo, davanti a quell'obiettivo.
Quando ancora non sapeva... che avrebbe sorriso al mondo.
Al mondo spietato che l'ha portata via.
...
sfiato il fumo di là
e sbatto contro il vetro
fili di pensieri in bilico
sull'intemperanza del caldo
che sviscera la mia pelle
brancicando senza remora
il ghiaccio cade nei bicchieri
le voci risuonano lontane
chiusa nel tuo nome
l'eco di te dal cuore
rimbalza sul soffitto
per rituonare in me
soffio il fumo di là
e rimando gli sguardi al mondo
poichè sfratti ogni ragione
tu che mi abiti l'anima
dall'alba che straccia le tende
ai graffi del sole sul tramonto
e mi manchi
negli eterni istanti dei secondi
che piovono cenere di ricordi
nefandezza del tempo che brucia
senza ch'io ti osservi ridere
dagli angoli di una festa
e quando
non avrò più fumo tra le dita
sarò in cerca delle tue labbra
per avvelenarti dei miei respiri
smorzando un sogno sotto ai tacchi
ad accenderti spirali lievi di realtà
...ed oscilla...
la tua prima lettera
sulla soglia delle labbra
...la parola...
a ridosso di mille altri fonemi
nel divenire carezza veloce
sull'inchino di una frase
la persistenza del mio silenzio
e rifulge nel buio
la lama che accerchia
il deserto del tuo cuore
...delle mie certezze...
e mi snodo tra i tasselli
contando i punti delle bugie
per credermi ancora
dai tuoi sogni incardinati
sradicando il presente
prima di serrare il vuoto
fuori da quel volo disarmonico
Rosa al vento
L'ombra di una rosa inchioda al muro i sapori della sera non dimentica tra le spine le vie dei misteri occhi di parole nel respiro che ritorna più caldo sul volto |
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...fiato interrotto... |
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scivola la rosa
tra ombre di mani e sfioro il cielo ti sento sognare tu che stringi le distanze dei tramonti ma punge sul cuore lo sguardo che fai mentre mi trattieni |
...nei lenti sospiri... |
rami di luce
spille sul pavimento silenziosi frastuoni la catafratta di petali dissolta in un soffio sono stelo al vento e indosso il profumo della tua assenza, nella sterile evasione |
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...di una danza sulle mie ombre
keishia
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nelle mie vene
il silenzio che mi fai
strappa le parole
ed urlo in me
racconterò le lacrime
alla penombra di questo cielo
virgole di cera sulle stelle
pioggia d'amaro sul cuore
chiudo gli occhi
sul disintegrarsi dei sogni
...cadono...
...castelli...
carte di picche e cuori
rosso e nero
regina e re
nell'aria che si smuove
da un battito d'ali che non c'è
è così che taglierò i fili
all'aggancio sulla luna
la sua curva
nella penombra del cielo
parentesi oscura sulla pelle
tempeste di ghiaccio
spigoli negli occhi
aghi e sieri
sederò le mie memorie
nella penombra dell'illusione
e
nelle mie vene
scorrendo senza regole
tutto quello che non ho
s'insinua in me
ma
nelle mie vene
il silenzio che mi fai
ingoia il veleno
e muio in me
E ti osservo.
E ti guardo.
Rido e mi scompiglio.
E' come guardare un film.
No che non esistono regole, che vuol dire convenzione? Un calcio al buio, mi siedo sullo schienale.
Sto al contrario, sì, perchè mi va e perchè la vita non è là sul palco amore.
No.
La vita è in platea, dove stai seduto tu.
Sul palco ballano maschere, sullo schermo c'è finzione... finzione che sorride dietro una pellicola che cattura la scenografia e l'aria di un ventilatore gigante a costruire il vento tra i capelli.
Il copione della vita qualcuno forse lo detta, qualcuno forse lo conosce e crede di leggercelo dalle mani. Il copione della vita l'ha scritto un re che non compare, un re che non mi ritrovo camminando per questi giorni. Sempre più arresa, sempre più debole la presa sul foglio dei riti. E cade nella sua leggerezza ma il suo rimbombo è forte. Musica d'organo. Ancora palco, sempre palco e vado convincendomene.
Ho percorso dei sentieri sulle alture della fede senza nulla in cambio, ma forse ho solo sprangato il cuore. Forse è solo che non è tempo, non vogliatemene.
Perchè... ho i miei perchè ed è ancora presto... per potermi pronunciare o anche solo pensare.
Uno sguardo al palco dove c'è chi recita anche nei sentimenti.
Mi volto. Con raccapriccio.
Non me l'aspettavo da lui e io la stringo di più.
Preferisco la folla, preferisco errare, preferisco soffrire. Preferisco attraversare questa strada spettinata, prendere spallate ed incrociare lo sguardo invadente anche di chi non vorrei. E lascio rimbalzare una monetina a chi non ha niente e do una mano a chi non riesce a remare controcorrente.
Resto al contrario. Non spengo l'audio, ascolto, tollero e amalgamo i pensieri a costruirmi la mia ragione.
Resto sul ponte ad osservare il fiume. Resto a metà tra le due sponde, ma solo per un pò. Perchè poi si decide, non si resta indifferenti.
Ma resto, che resto a guardarti perchè affascini.
Perchè questo lo sto pensando per farlo leggere a te, che non reggi il mio sguardo.
E ti osservo.
E mi sconvolgo.
E poi rido e me ne vado.
Troppi sogni, ma in realtà, dov'è che vado?
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
-tiziano ferro-





